2007

quattordicesima edizione

Forlì

8-16 settembre

Bartleby=Tetsuo; visto che la formula ci sfugge alla velocità della luce. Un buco. Quanti di assenza. Grani di tempo. L’oggetto Bartleby sembra più una stazione di smistamento delle assenze che delle presenze (se possibili). Bartleby è macchinario, questa volta assolutamente produttivo; fa fuori, annienta la macchina celibe. I prefer not to come performance che danza il suo annullarsi. Concentrata sul ritmo delle sue occorrenze, la formula si presenta come un ritornello che se da un lato sembra preludere a pieno titolo al processo di territorializzazione, dall’altro dal lato più oscuro, sembra invece portare all’annichilimento del limite: non più argini, ma neppure la più lontana possibilità di partecipare dell’infinito. Infinito spezzato. Un buco avevo detto all’inizio. Un buco nero del tempo, infine. Non c’è sospensione né levitazione se si guarda la formula con gli occhi di chi si trova tra il suo terrazzo e l’asfalto della strada sottostante, bensì l’infinito peregrinare in uno stato turbolento, finalmente riconciliati alla condizione di particelle il cui spin (senso di rotazione o direzione di avanzamento?) muta costantemente. Un’anomalia nel sistema, atto puro di resistenza. Bartleby abolisce con un colpo di spugna ogni divisione intervallare per originare una musica..tic…tic…ritmico “oscillare nel silenzio”.
– Lorenzo Bazzocchi

 

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